Dentro la guerra, fuori dal carcere: Opera Liquida in Sormani a Milano

26/06/2025
98
Visite

In scena ci sono detenuti ed ex detenuti. Qualcuno di loro ha forse conosciuto la guerra vera. Tutti, comunque, portano sul corpo e nella voce i segni di un’altra guerra: quella contro sé stessi, contro gli altri, contro un passato che non si può cancellare ma si può trasformare.

Il 4 luglio, nel cortile della Biblioteca Sormani a Milano, va in scena “Noi guerra! Le meraviglie del nulla”, produzione della compagnia Opera Liquida – realtà teatrale nata e cresciuta all’interno del carcere di Opera – per la regia di Ivana Trettel. In un momento storico in cui l’Europa guarda di nuovo con paura alle mappe dei conflitti e il Medio Oriente brucia, lo spettacolo arriva come una fenditura scomoda ma necessaria nella routine culturale milanese.

Non è un’opera sul pacifismo. Non ci sono buoni sentimenti, bandiere bianche, proclami. È piuttosto una dissezione poetica e crudele dell’odio, quello che si annida nella politica, nei media, ma anche nella pancia delle persone. Una riflessione disarmante, portata avanti da chi, della guerra – vera o simbolica – è stato spesso il braccio armato.

Il cuore della drammaturgia è un’idea semplice e tagliente: un gruppo redazionale – parodia grottesca di certi talk show e telegiornali – si arroga il diritto di decidere chi odiare oggi. Gli stranieri? Gli indecisi? I poveri? I “diversi”? Basta scegliere. La macchina dell’odio lavora a ciclo continuo, confezionando nemici su misura per rassicurare il pubblico-spettatore. Il linguaggio si fa arma, il pregiudizio legge morale. È una satira feroce, che colpisce senza retorica.

Poi, a contrasto, arrivano immagini lente, ipnotiche, che mostrano i corpi. Feriti, soli, contratti. In lotta. Non contro un nemico esterno, ma contro una ferita interna, invisibile.

A far vibrare la scena, ci sono anche le “Tavole di possibilità liquide” dell’artista Giovanni Anceschi, classe 1939, maestro della cinetica visiva. Tre sacche trasparenti da cui colano fluidi rossi – sangue? lava? petrolio? – pulsano come organi sul palco. Un’allusione chiara e viscerale al cuore stesso della guerra: quello che pompa morte mentre finge di difendere la vita.

Chi è il nemico, quando si è chiusi in una cella? Quando si porta il peso di scelte irreversibili? È da questa domanda che nasce gran parte della forza dello spettacolo. I testi sono scritti dagli stessi detenuti, e non cercano mai di giustificare, assolvere, spiegare. Non ci sono eroi in scena, né vittime. Ci sono uomini che hanno scelto di non restare zitti.

A recitare, accanto agli attori reclusi, ci sono anche ex detenuti che oggi calcano le scene come professionisti. Persone che hanno vissuto il carcere come una possibilità di trasformazione, e che oggi restituiscono al pubblico qualcosa di raro: la verità dell’esperienza.

Anche i costumi, disegnati da Salvatore Vignola e realizzati dai detenuti nei laboratori sartoriali interni, parlano di questo percorso: stoffe aride, tagli essenziali, richiami al deserto, simbolo di un mondo svuotato dall’odio.

“Noi guerra!” non è consolatorio. Non c’è lieto fine, né morale esplicita. Ma c’è una tensione continua alla comprensione dell’incomprensibile. Cosa porta un uomo a odiare? A uccidere? A obbedire a una voce interiore che dice “tu hai ragione, l’altro va annientato”? E cosa resta, dopo?

Ivana Trettel, con la sua regia essenziale ma visionaria, costruisce un’esperienza che non si guarda soltanto, ma si attraversa. Ogni scena è una domanda. Ogni gesto, una frattura. Ogni voce, un tentativo di risalire dalle macerie.

È facile etichettare progetti come questo come “teatro sociale”. Ma sarebbe riduttivo. “Noi guerra!” non parla del carcere. Parla dal carcere, ma guarda il mondo. Quello fuori, dove ogni giorno si alimentano le micce dell’odio, tra social tossici, leader rabbiosi e opinioni armate.

Il carcere, in questo caso, è solo un punto di vista privilegiato per osservare la guerra che ci riguarda tutti. Quella che combatte contro la complessità, la fragilità, la diversità.

In un cortile di biblioteca, a luglio, nel pieno della città, queste voci “scomode” rompono il silenzio. E ci obbligano a fare i conti con noi stessi.

Vincenzo Sardelli

CREDITI

Montaggio drammaturgico e regia Ivana Trettel

Drammaturgia collettiva con gli scritti degli attori reclusi: Claudio Lamponi, Gentian Ndoya, Alex Sanchez ed Ivana Trettel

In scena la compagnia composta da detenuti attori e dagli ex detenuti attori Carlo Bussetti, Alfonso Carlino e Vittorio Mantovani interpreti della “Redazione dell’odio”, con Eleonora Cicconi

Costumi di Salvatore Vignola realizzati dagli allievi costumisti detenuti sotto la guida di Tommaso Massone

Scenografia di Giovanni Anceschi e Ivana Trettel

Dipartimento Tecnico Marina Conti, Simona Venkova e Silvia Laureti

Cura del progetto di Nicoletta Prevost

Noi guerra! Le meraviglie del nulla

Venerdì 4 luglio – ore 19.30

cortile Biblioteca Sormani

corso di Porta Vittoria 6, Milano

Biglietti: 12 euro acquistabili al link:

https://www.teatromenotti.org/evento/noi-guerra-le-meraviglie-del-nulla.aspx

Presso la biglietteria del Teatro Menotti dal lunedì al venerdì dalle 15.00 alle 18.00

Presso la Biblioteca Sormani il 3 e il 4 luglio dalle ore 18.00 alle 19.30

Durata spettacolo 1 ora

Categorie:
Cultura

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *