Le testimonianze sono ciò che mantiene in vita il ricordo di qualcuno o qualcosa, anche lontano nel tempo o nello spazio.
Il mondo è un quadro di realtà diverse, alcune angoscianti. Ciò che sta accadendo in Afghanistan, dalla ritirata delle truppe americane nell’agosto 2021, è una piaga che dilania tutta la popolazione, soprattutto le donne.
La 19enne Saaeda figura tra gli oltre un milione e mezzo di profughi scappati dall’Afghanistan, nuovamente caduto, dopo 20 anni, nelle mani dei Talebani.
Lo scorso 25 marzo, Saaeda ha portato la sua preziosa testimonianza nell’Istituto Superiore Cartesio di Cinisello Balsamo, accompagnata dalla giornalista Antonella Mariani, autrice del libro “Noi, afghane. Voci di donne che resistono ai talebani” (Vita e Pensiero, 2023).

L’incontro, organizzato da Roberto Boscaro e ACLI Nord Milano, si è aperto con una domanda, rivolta esclusivamente a noi ragazze: «Che cosa vorreste essere da grandi?» Dalla platea sono arrivati cinque sogni rivolti al futuro, futuro che rimarrà intatto nelle nostre mani, pronto a essere plasmato a nostro piacimento. Ed è così che Antonella Mariani ci ricorda di una realtà tanto lontana da noi quanto drammatica: «Immagina. Oggi sogni di diventare medico e salvare delle vite. Domani il tuo governo cambia, e con esso anche il tuo futuro. Le porte della tua scuola, del tuo lavoro, vengono sprangate, ma non a tutti: solo alle donne in quanto donne. Immagina, di essere colpevole per essere nata donna…».
I dati forniti dalla giornalista sono inquietanti. In Afghanistan, 12 anni è l’età oltre la quale l’istruzione femminile è “temporaneamente sospesa”. Una bambina su quattro mostra segni di depressione. Il 17% delle bambine si sposa prima dei 15 anni. Le donne senza padre, fratello, marito o figlio non possono viaggiare da sole oltre una distanza di 72 chilometri.
Le donne hanno il divieto di frequentare luoghi pubblici come parchi, bagni, centri estetici e club sportivi. E, come ultimo atto di un processo che punta a rendere le donne invisibili, i Talebani hanno vietato loro di parlare in pubblico. Ciò a cui siamo di fronte è una vera e propria apartheid di genere.
Quello che sta accadendo in Afghanistan è spaventoso, eppure il mondo intero si comporta come se fosse normale. Basti pensare al fatto che le donne non possono studiare per diventare dottoresse e non possono essere visitate da dottori maschi. Ciò significa che in futuro non avranno accesso alle cure mediche. Circa il 10% delle donne in Afghanistan è composto da vedove, e molte di loro hanno figli da sfamare.
Con il divieto imposto alle donne di lavorare, la povertà estrema è aumentata, portando in questi casi a un incremento della prostituzione e, in alcuni casi, alla vendita dei figli come estrema misura di sopravvivenza. Le donne costrette a prostituirsi per sopravvivere rischiano ogni giorno la condanna a morte. Davanti a questa oppressione, la resa sembra l’unica opzione. Seppellire i propri sogni nella tomba è ciò che milioni di donne sono costrette a fare.
Saaeda ha raccontato come, nel chiamare ogni volta le sue amiche e parenti, senta crescere in loro la disperazione per un futuro sempre più sbarrato. Ma la speranza è sempre l’ultima a morire.
La speranza la si può trovare anche in mezzo alla disperazione. In alcuni villaggi dell’Afghanistan, la popolazione si impegna con determinazione per garantire alle giovani ragazze la possibilità di continuare gli studi oltre i 12 anni. Per farlo, vengono organizzate scuole clandestine, spesso allestite in abitazioni private o in luoghi nascosti, lontano dagli occhi delle autorità. Insegnanti coraggiosi, consapevoli dei rischi a cui vanno incontro, offrono il proprio sapere in segreto, mantenendo viva la speranza di un futuro migliore per queste ragazze.
Lo abbiamo visto nel corto “The Dreamers: Afghan Women’s Resistance”, ascoltando brevi testimonianze della piccola ma importante resistenza che queste donne portano avanti. Perché quando i sogni sono fatti insieme, possono diventare un progetto.
Nella foto in alto Antonella Mariani e Saaeda
Francesca Basta
(Classe 4AL, Istituto Cartesio, Cinisello Balsamo)
