Abbiamo assistito alla violenza distruttrice che ha animato il cosiddetto corteo propal, soprattutto a Milano. A parte constatare l’evidente piacere del rendere impossibile la vita di moltissime persone, che dovevano andare al lavoro, ad appuntamenti importanti, a svolgere attività utili alla società, ad esempio operare un malato, a parte il blocco di ambulanze e mezzi di soccorso, a parte il paradosso di inneggiare alla pace con la violenza, ciò suscita alcune riflessioni.
I modi per sentirsi potenti sono di base due: costruire e distruggere. Costruire può essere difficile, il risultato, sempre nuovo, è durevole, e non sempre può essere distrutto con la violenza.
Distruggere è facile, ma dura poco, e le macerie sono tutte uguali.
I bambini piccoli innalzano una torre e ridono quando poi la buttano giù. Più grandi, si divertono a edificare opere col lego, le guardano e mostrano con soddisfazione, senza alcuna voglia di disfarle.
Chi non ha la capacità, la voglia, la personalità capace di costruire si sente potente nella distruzione. È così che meraviglie irripetibili sono andate in polvere, ricordo fra gli innumerevoli massacri di opere quello del sito archeologico di Palmira , da parte dei militanti dello Stato Islamico dopo la conquista del 2015
Ci fu un eroe: Khaled al-Asaad, L’archeologo siriano direttore delle antichità di Palmira, rifiutò di rivelare dove fossero nascosti reperti e tesori. Non fu ammirato, ma torturato e decapitato.
E per sentirsi potenti ancora oggi si attiva il pensiero simbolico, cioè attribuire a un oggetto materiale un significato che va oltre l’oggetto. Si attribuisce correntemente ad oggetti, immagini, opere d’arte un potere, anche positivo: dai totem alle bandiere, alle reliquie. La distruzione di simboli è equivalente a colpire un’idea. Chi distrugge una statua esibisce una manifestazione primitiva di disprezzo e di forza, come se ci volesse una gran maestria a prendersela con cose o nomi di vie.
Dobbiamo ammettere che parte dell’umanità non si è minimamente evoluta, e che è troppo facile per questa parte danneggiare i migliori.
Ricordo il libro Si/No-On-Off, ediz Kimerik, in cui questo argomento è trattato diffusamente: leggerlo può essere per alcuni illuminante!
Federica Mormando

Psichiatra psicoterapeuta
