I ritratti dei benefattori: una lunga galleria di personaggi autorevoli e solenni che scandiscono sei secoli di storia accoglie il visitatore al numero di 38 di via Sforza a Milano. Fanno parte dei tesori della Ca’ Granda, l’Ospedale Maggiore, oggi Policlinico: una quadreria preziosa affiancata da una raccolta di strumenti chirurgici che hanno fatto la storia della medicina.

“É una scelta difficile ma certamente il ritratto del benefattore Carlo Rotta firmato da Segantini è molto interessante soprattutto per il contrasto che c’è tra la confortevole atmosfera dell’ambiente interno e la luce fredda che arriva dalle finestre.
In questi giorni oltre ai personaggi solenni e alle foto storiche della Ca’ Granda, in uno dei saloni del Museo, si può vedere una mostra, curata dall’architetto Valentina Ippolito, che attraverso tavole colorate e apparentemente leggere, racconta il senso profondo delle cure palliative, un sorreggersi di professionalità e sensibilità diverse : da quelle degli oncologi e dei palliativisti a quelle degli psicologi, dei volontari e dei familiari”.
Roberto Ercole Moroni è il direttore delle cure palliative e dell’ hospice del Policlinico in Cascina Brandezzata che proprio quest’anno compie i 10 anni dall’apertura.

“Le cure palliative nascono nella seconda metà del secolo scorso e allora si occupavano solo di malati terminali. Oggi si è capito che con l’incremento e l’efficacia delle terapie capaci di prolungare la vita, bisogna prendere in carico i pazienti molto precocemente perché un tempo dilatato in cui poterli seguire adeguatamente, migliora la qualità della vita e alle volte determina un significativo allungamento delle aspettative di vita”.
– Dottor Moroni é aumentata negli ultimi anni la richiesta di cure palliative?
“Una recente indagine dimostra che in Italia 293mila persone avrebbero bisogno delle cure palliative, il 60 per cento non è composto da pazienti oncologici, questo é un dato molto interessante, il 40 per cento sono oncologici”.
–Personale e strutture sono adeguate?
“La legge di bilancio del 2023 prevede che entro il 2028 sul territorio nazionale ci sia una copertura al 90 per cento del fabbisogno di cure palliative ma in realtà ci sono regioni come il Trentino che già copre il 75 per cento, il sud è sguarnito ma anche a Milano ci sono carenze”.

–Non é un caso che a ospitare un tema così delicato sia stato il Museo – Archivio del Policlinico.
“Io vorrei, – dice con orgoglio Paolo Galimberti – che uscendo da qui le persone si rendano conto di quello che l’ospedale ha fatto nei secoli e che fa oggi: curare al meglio le persone avendo come stella polare umanità, ascolto, vicinanza, è questo che rende possibile, come ha detto il dottor Moroni, affrontare anche il tempo che resta alla vita.
Alessandra Rissotto

