Penelope è emblema dell’attesa. Aspetta Ulisse, sposo ed eroe, partito vent’anni prima per una guerra dalla quale tutti gli altri Achei hanno fatto ritorno. Perso nel mar Mediterraneo, naufrago su diversi lidi per volere di Poseidone, Ulisse è protagonista leggendario di una narrazione che attraversa i secoli.
Penelope invece la guerra ce l’ha in casa: sola al comando di Itaca, assediata da pretendenti che rappresentano una minaccia per suo figlio, attende e sopporta, si oppone al potere maschile con i mezzi che il suo tempo le offre, contrapponendo all’arroganza dei Proci la sua caparbietà femminile.

Nonostante questo, ben poco si conosce della vita di Penelope, la sua storia personale è narrata da un punto di vista maschile, per lo più in relazione al suo ruolo di moglie e madre.
La domanda dalla quale siamo partiti è dunque chi è Penelope oggi. Una donna che aspetta per anni un uomo che non sa dire se sia vivo o morto, di cui riceve nel tempo informazioni frammentarie, più vicine al “si dice” che alla realtà dei fatti. Una madre che cresce da sola un figlio che, a sua volta, non ha mai conosciuto il padre e che, nutrito dal suo ricordo, si appresta a diventare un uomo.

Il processo drammaturgico parte quindi dall’etimologia del nome “Penelope”, anatraccola, con esplicito riferimento a quell’episodio dell’infanzia del personaggio secondo cui la futura moglie di Ulisse fu vittima di un tentativo di affogamento da parte del padre.
Nell’interpretazione che della vicenda nota si vuole dare, questo accadimento fa della nostra Penelope un personaggio traumatizzato.
Con questa drammaturgia, s’intende indagare:
– Il tema del femminile in relazione al modello proposto dal mito nel suo rapporto con la contemporaneità
– Il rapporto fra educazione e identità personale
– Il binomio attesa/abbandono
– Il tema del trauma
– Il tema della maternità
– Il rapporto con il maschile, nell’asse costituito da padre-marito-figlio.
MTM La Cavallerizza – Milano corso Magenta 24
dal 21 al 24 novembre 2024
P come Penelope
di e con Paola Fresa in collaborazione con Christian Di Domenico
supervisione registica Emiliano Bronzino scene e costumi Federica Parolini
luci Paolo Casati regista assistente Ornella Matranga
produzioneAccademia Perduta-Romagna Teatri / Fondazione TRG di Torino
in collaborazione con Officina Corvetto Festival / TRAC (Teatri di Residenza Artistica Contemporanea) / KanterStrasse / Dialoghi_Residenze delle arti performative a Villa Manin a cura del CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia
Premio Enriquez 2024 a Paola Fresa come miglior attrice e autrice nella categoria teatro classico e contemporaneo
