“Questa mostra ha un ‘valore civile’ perché le fotografie di Camilla Albertini contribuiscono a spazzare via alcuni degli stereotipi più odiosi che circondano le donne, in particolare quelli che le collegano al mondo dei motori. Le venti protagoniste della mostra lanciano una sfida culturale: lavorare per costruite un mondo in cui la libertà della donna non è negata o concessa, ma riconosciuta nella sua pienezza. Noi, questa sfida siamo pronti a raccoglierla impegnandoci per una società in cui siano riconosciuti il talento, il coraggio e le scelte di tutte le donne”. Lo ha sottolineato il presidente del Consiglio regionale della Lombardia Federico Romani intervenendo questa mattina all’inaugurazione della mostra fotografica “Donne e Motori? Gioie e basta”, allestita nel foyer di Palazzo Pirelli.

In mostra venti immagini che raccontano altrettante donnea bordo di venti Alfa Romeo appartenenti alla collezione del Museo “Fratelli Cozzi” di Legnano (MI) che ha organizzato la mostra, giunta alla seconda edizione.
Tutte le venti protagoniste sono state ritratte dalla fotografa Camilla Albertini con le mani al volante e lo sguardo nello specchietto retrovisore.
“Di stereotipi sulle donne ce ne sono tanti e quelli che le collegano al mondo delle automobili sono particolarmente denigratori e tra i più difficili da eliminare – ha precisato il consigliere regionale Carlo Borghetti (PD) che ha promosso l’iniziativa -. La mostra offre un contributo per superare la cultura discriminatoria, colpendo con la forza di immagini eleganti e rispettose i luoghi comuni antiquati e retrogradi. Per sensibilizzare tutti sull’urgenza del contrasto alla violenza e di una vera parità, che nasce soprattutto da una battaglia culturale”.
“La mostra – spiega Elisabetta Cozzi, presidente del Museo Fratelli Cozzi di Legnano – ha l’obiettivo di rappresentare in maniera distintiva il binomio donne-automobili, per scardinare cliché e luoghi comuni che spesso lo accompagnano e ricordare quanto sia urgente raggiungere e salvaguardare una parità di genere vera e concreta”.
