Lavoro precario è fonte di stress, ma non solo, anche pregiudizi, discriminazioni e violenze. Questioni che comportano seri rischi alla salute mentale. Tutto questo lo spiega Liliana Dell’Osso, presidente della Società Italiana di Psichiatria (SIP) per l’occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale che si celebra il 10 ottobre, quando i palazzi saranno illuminati di verde. Si ricorderanno così due fronti, da uno ci sono i pazienti, la cui psiche è messa a dura prova da ambienti di lavoro stressanti e ostili, dall’altro i medici che, tra doppi e tripli turni, spesso in condizioni di scarsa sicurezza, con il crescente timore di rivalse legali, continuano a lavorare strenuamente per fronteggiare la valanga di richieste d’aiuto che arrivano ogni giorno. Non è tutto, poiché ci sono anche le nuove forme di povertà, le tensioni sociali e la fragilità delle famiglie e dei giovani.
L’intreccio tra lavoro, società e salute mentale è dunque il focus scelto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per celebrare la Giornata di quest’anno. Consapevolezza dei problemi che ruotano intorno alla salute mentale, è questa la finalità di questa giornata, coinvolgendo medici, Istituzioni e associazioni. Si pensi che disturbi mentali stiano per superare le patologie cardiovascolari. L’anno del ‘sorpasso’, che visti i dati avverrà prima, è previsto dall’OMS per il 2030. Anche l’aspettativa di vita calerà di 10 anni e ogni anno per la depressione e l’ansia si perdono circa importi di 12 miliardi di giornate lavorative con un costo di 1 trilione di dollari all’anno per la perdita di produttività. I disturbi mentali aumentano, tuttavia i Dipartimenti di Salute Mentale (DSM), sono diminuiti di numero (dai 183 del 2015 ai 139 del 2023), si stima che mancheranno mille psichiatri l’anno prossimo.
Conclude la professoressa Dell’Osso : “Bisogna evitare che il lavoro amplifichi disagi preesistenti o assimili questioni sociali più generali che hanno effetti negativi sulla salute mentale, ad esempio disuguaglianza, discriminazione ma anche bullismo e violenza. Essere senza lavoro rappresenta un rischio per la salute mentale. Disoccupazione, precarietà lavorativa e finanziaria e recente perdita del lavoro sono fattori di rischio per tentativi di suicidio. Servono programmi di inserimento per persone con problemi di salute mentale e azioni di supporto per i lavoratori che rientrano dopo un’assenza causata da un disturbo mentale. Per questo la SIP richiama l’attenzione delle Istituzioni al fine di favorire politiche che favoriscano sia la prevenzione negli ambienti di lavoro che il contrasto a situazioni che possono minare la salute mentale”.
Manuelita Lupo
Nella foto Liliana Dell’Osso
