Le terapie per contrastare una patologia subdola: il lichen genitale

15/05/2025
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Nel complesso mondo delle patologie autoimmuni – sono quelle in cui il  sistema immunitario “impazzisce” e attacca per errore le proprie cellule e tessuti –  ce n’è una di cui poco si parla ma non per questo meno invalidante: è il caso del lichen genitale che colpisce in prevalenza le donne ma talvolta anche gli uomini.
Come per tutte le malattie autoimmuni non se ne conosce la causa e non c’è cura definitiva.
Per il lichen genitale è anche difficile avere dati sulla reale diffusione. Lo conferma Francesco Casabona, chirurgo plastico, uno dei pochi esperti in Italia che, per primo, nel 2006 all’ ospedale di Genova Sampierdarena ha messo in pratica una terapia che consente di riparare i danni provocati dal lichen.

La letteratura scientifica dà un dato: si stima che il circa il tre per cento della popolazione soffra di questa patologia ma dobbiamo tener presente che, data la delicatezza del problema, forse sono dati sottostimati.

Francesco Casabona

Quindi è difficile una diagnosi tempestiva?

Dobbiamo tener presente che per anni molti pazienti hanno sintomi leggeri che vengono confusi con altre problematiche ad esempio quelle dovute alla menopausa. Il primo filtro per una corretta diagnosi sono i ginecologi  e i dermatologi, ultimamente danno  un grande contributo le terapiste del pavimento pelvico e anche le ostetriche“.

-In cosa consiste la terapia?

“In una prima fase, è di tipo topico con pomate tipo il cortisone che spegne l’infiammazione almeno nelle fasi iniziali.
Successivamente, quando la paziente o il paziente non risponde più al cortisone che comunque a lungo andare ha effetti collaterali, si ricorre alla terapia rigenerativa in grado di curare gli effetti cicatriziali e ulcerativi provocati dal lichen”
.

-Come si esegue la terapia rigenerativa?

È un intervento  che si esegue in day hospital , in anestesia locale, con una blanda sedazione. Consiste nel prelevare da una zona “donatrice“ tipo un fianco, una piccola quantità di grasso microstrutturato e nel prelievo di un piccolo quantitativo di sangue che, opportunamente centrifugato, fornisce un plasma ricco di piastrine. Questa associazione  di tessuto adiposo e di plasma con piastrine viene infiltrata nel tessuto genitale danneggiato dal lichen, ottenendo un effetto rigenerativo. Per aver un risultato stabile, in genere occorrono tre interventi a distanza di tre mesi uno dall’altro”.

-Si corrono gravi rischi con il lichen?

“C’è la possibilità di sviluppare un carcinoma ai genitali femminili e maschili ma bisogna dire che questo tipo di pazienti è particolarmente seguito e quindi con maggiori possibilità di intervenire per tempo”.

Alessandra Rissotto

Categorie:
Attualità

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