L’autismo di Einstein

03/04/2024
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Da quando hanno inventato lo spettro autistico, l’autismo è diventato di casa, di scuola, di ambulatorio.

Non quello di primo livello, ma quello dell’ultimo. Quello detto ad alto funzionamento. Funzionamento, come la radio, la lavapiatti, l’auto. Questo termine la dice lunga su come si considera la persona umana.

Conosco gli autistici gravi, la loro impossibilità o estrema difficoltà a comunicare e la serie di disturbi ben elencati nel DSM V (elenco e spiegazione dei disturbi psichici). La per noi incomprensibile visione che hanno del mondo, la nostra disperazione di non riuscire a comprenderli, a empatizzare con loro.  Il guaio è che appena uno non socializza con tanti altri e preferisce star da solo, o ha qualche interesse esclusivo e magari non comune, molti insegnanti fanno sospettare un disturbo dello spettro autistico, innescando una trafila di test, visite, terapie che nuocciono alla autostima dei bambini, che rimandano loro un’immagine patologica, creando immaginabili notevoli danni. Si confondono carattere e personalità con disturbo. In particolare, bambini e ragazzi molto intelligenti (ad alto potenziale) non si trovano bene con la media dei compagni, né i compagni con loro. Non si capiscono, hanno linguaggi diversi. Per i creativi la distanza dalla maggioranza può essere enorme, come dimostra il successo tardivo o postumo di molti artisti. Proprio i bambini, ragazzi, adulti più dotati intellettualmente e artisticamente non possono trovare soddisfazione nei rapporti con le persone “normali”, banali, né divertirsi ai loro giochi e discorsi. Né le persone “normali” si divertono con loro. Ovvio che gli amici siano pochi o, soprattutto nelle elementari e nelle secondarie inferiori, pochissimi, vista la composizione “inclusiva” delle classi.   Molto frequentemente incontro bambini sani i cui genitori sono stati allarmati dal sospetto di autismo, ingenerato da insegnanti o talora da loro stessi. 

Inoltre, ricordo quanto l’abuso di video contrasti la comunicazione, empatica e non, riducendo, soprattutto nell’età della formazione, le esperienze dirette, multisensoriali, con gli altri.

Leggo che sono stati autistici (ad alto funzionamento) Einstein, Hopkins, Darwin, Kubrick, Andy Warhol…A parte l’attendibilità di una diagnosi sul defunto, qui ci vuole un freno.

Si tende a sostituire una diagnosi clinica alla comprensione e al rispetto delle diverse personalità, all’ascolto dei bisogni e delle caratteristiche di ognuno.

Diagnosticare è un potere, che dovrebbe essere limitato a pochi, competenti, rispettosi, intelligenti, empatici. Siamo certi che gli esperti siano tutti così?

Foto in alto di Pixabay

Federica Mormando

Psichiatra psicoterapeuta  presidente di Eurotalent Italia e Human Ingenium

Categorie:
Attualità · Primo Piano

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