I social pieni di auguri vuoti, ma cosa vogliamo comunicare davvero?

31/12/2024
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Come succede ormai da molti anni sui social in questo periodo, che solitamente parte dal 20 dicembre fino ai primi giorni di gennaio, gli auguri si sprecano. Sembra una corsa a chi ne fa di più: parenti, amici e sconosciuti, tanto non costano nulla. Molti sono copia/incolla, ma non ha importanza, basta farsi notare, far vedere che si ha amici in tutto il mondo, persone che non sai nemmeno se esistono. Anche questo è uno stile di vita: c’è chi fa di tutto per mettersi in mostra e chi preferisce la riservatezza. In fondo ognuno è padrone di se stesso ma per ampliare il discorso abbiamo voluto sentire il parere della psicoterapeuta e psichiatra Federica Mormando.

E’ in questo momento in cui si sente parlare quasi solo di morti, il desiderio di affermarsi vivi dilaga virale.

Non basta dirlo a chi ci è vicino,  lo si deve gridare a tutto il mondo… Il vettore è a portata di dito: internet. Il contenuto facile e clonabile: video, foto, frasi scontate di auguri, indirizzati al maggior numero di persone possibile.

Sono simili a una pubblicità, non soltanto di prodotti ma dell’io.

Inutile pensare a reali contenuti: gli auguri a stormi che atterrano su cellulari di proprietari perlopiù ignoti significano ”io ci sono”, detto più a se stessi che ai destinatari.

E anche a chi li riceve, questi auguri fatti di nulla, danno l’impressione di esistere.

A questo si riduce per tantissime persone il Natale: il ricordo di Gesù annacquato in mille immaginette, i doni dei Magi diventati pacchetti spesso soltanto dovuti; se la spiritualità si spegne, resta l’io. Poverini, quegli “io” vuoti, stampati su schermi che li cancelleranno!

Peggio sarà a Capodanno: chi ci crede al buon anno, ora che notizie soltanto allarmanti ci bersagliano, ora che l’al di là pare una favola e l’al di qua un rischio?

Meglio di ogni scaramantico e  fragile augurio, restauriamo il sorriso, la solidarietà, il pacchettino portato a mano: ciò che non si dimentica, che non va a male, che resta anche “dopo”.

Federica Mormando

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Attualità · Primo Piano

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