Il drammaturgo Gianni Forte, dopo decenni di attività nella compagnia Ricci/Forte—baluardo di un teatro audace, pop e spesso sconvolgente—torna in scena con Schegge di memoria disordinata a inchiostro policromo, andato in scena al Teatro Franco Parenti di Milano. Lo fa insieme a Fausto Cabra, uno degli attori di Troia’s Discount, qui in veste di regista.
Il ritorno vede Forte alle prese con una nuova drammaturgia ispirata al celebre caso di Billy Milligan, statunitense noto per essere stato il primo caso documentato di disturbo dissociativo dell’identità. Nel 1977, Milligan fu arrestato per una serie di crimini, tra cui rapine e stupri. Durante il processo si scoprì che aveva 24 personalità distinte, alcune delle quali molto differenti tra loro.

La drammaturgia di Gianni Forte, su invito di Fausto Cabra, non è tuttavia un semplice testo sul famigerato caso psichiatrico, ma un’opera poetica e visionaria sulla frammentazione dell’io, sull’identità liquida, sulla percezione del sé.
Tutto è dichiarato sin dall’inizio: Anna Gualdo, al microfono, esplicita la finzione e comunica le regole del “gioco”. Presenta gli attori, i personaggi che interpreteranno, e il “tecnico”—l’uomo che si muoverà sul palco, spostando elementi, attivando cineprese, accendendo luci—svelando così la macchina teatrale. Un gioco di verità e menzogna che parafrasa il disturbo mentale di Billy Milligan, rendendo lo spettatore vittima di un gioco identitario che lascia solo domande.
La scena è invasa da segni, elementi comunicativi quasi eccessivi, ma necessari a restituire la confusione, la perdita di coerenza, gli effetti della frammentazione della memoria e dell’identità disciolta. Ogni componente racconta piccole porzioni di realtà: dallo schermo televisivo che proietta immagini d’epoca, agli schermi superiori dove scorrono proiezioni talvolta suggestive, talvolta coreutiche. Ogni segno visivo partecipa a una comunicazione pop, ma tutt’altro che superficiale.
Attraversando la storia di Billy, lo spettatore è travolto da un turbinio di ricordi, racconti, emozioni. Si perde in un labirinto di personalità che emergono via via, mentre la psicologa, o la poliziotta, portano avanti l’indagine. Sin dalla prima scena si percepisce che non c’è giudizio nel racconto: nello straziante momento della narrazione dello stupro delle tre donne—interpretate da una splendida e devastante Elena Gigliotti—ad emergere è la dolcezza inaspettata di alcuni gesti del violatore. Un’emozione stridente e quasi violenta che racchiude l’intera poetica dello spettacolo.

La regia di Fausto Cabra non risparmia nulla allo spettatore: in questo meccanismo di verità e finzione disvelata, lo spettatore è avvolto da luci, suoni disturbanti, riverberi comunicativi. Cabra utilizza tutti gli strumenti teatrali per raccontare in modo disordinato, emotivo, deframmentato una storia di violenza, senza preoccuparsi di “proteggere” il pubblico dall’urto emotivo.
Raffaele Esposito, nei panni di “Raffaele Esposito che interpreta Billy Milligan”, è capace di incarnare una moltitudine di anime. Travolge la scena con energia straripante, ma sempre intrisa di poesia. Senza scadere mai nella banalità, raggiunge momenti di verità emotiva destabilizzante. Accanto a lui, la storica Anna Gualdo e la già citata Elena Gigliotti, qui interprete di tutte le altre figure femminili (infermiera, vittima, poliziotta), completano un trittico di performer perfettamente incastrati nella visione scenica, che culmina in una scena finale di estrema poesia.
La drammaturgia sonora di Mimosa Campironi è un tessuto vivo: tra richiami al rock psichedelico, sussurri, suoni e rumori discordanti, accompagna e amplifica il testo. Così come le luci di Martino Minzoni, sempre coerenti e semanticamente connesse al resto della scena.
Schegge di memoria disordinata a inchiostro policromo è uno spettacolo estremamente potente, un ritratto espressionista di una mente deframmentata. Un’opera che il regista stesso definisce politica, per l’urgenza di parlare della fragilità dell’identità.
Erving Goffman, nei suoi studi sul comportamento sociale, suggeriva che le persone recitano ruoli diversi a seconda del contesto (genitori, lavoratori, amici), e che questa continua “performance” può generare disconnessione tra l’io percepito e l’immagine di sé mostrata agli altri. Quando a questo si aggiungono le infinite suggestioni, immagini e stimoli del mondo digitale, che illude di colmare la solitudine, l’intento politico dello spettacolo appare chiarissimo.
Roberto Simonte
Schegge di memoria disordinata a inchiostro policromo
Uno spettacolo di Fausto Cabra
Drammaturgia Gianni Forte
Con Raffaele Esposito, Anna Gualdo, Elena Gigliotti
Scene Stefano Zullo
Luci Martino Minzoni
Costumi Eleonora Rossi
Musiche Mimosa Campironi
Grafica e video Francesco Marro
Produzione Teatro Franco Parenti
Crediti aggiuntivi:
Aiuto regia: Anna Leopaldo
Direttore di scena: Riccardo Scanarotti
Elettricista: Martino Minzoni
Sarta: Giulia Leali
Scene costruite presso il laboratorio del Teatro Franco Parenti
Costumi realizzati dalla sartoria del Teatro Franco Parenti diretta da Simona Dondoni
Si ringraziano Leslie Kee per l’immagine di locandina e Pietro Micci per la partecipazione in video
