Bisognerebbe sempre vedere lo studio di un artista prima di andare ad una sua mostra.
Ed è proprio così: in via di Ripa Ticinese, lungo il Naviglio, si scopre, in una casa di ringhiera che solo ad entrarci è un incanto, lo studio della pittrice Antonella Lucarella Masetti.
Da una parte ci si affaccia sull’acqua del naviglio leonardesco, dall’altra sulla corte che è un giardino che d’inverno è colorato di verde, d’estate un tripudio di fiori.

Lo studio racconta tanto dell’artista, pugliese di nascita, che ha scelto Milano e questo affascinante spicchio della città per realizzare le sue creazioni utilizzando una tecnica mista con acrilico, china, foglia d’oro e pasta al piombo a seconda dell’effetto che vuole ottenere.
Dalle pareti una miriade di volti femminili osservano, o meglio scrutano con sguardi che riflettono i mutamenti delle acque, ora plumbee ora seducenti, che scorrono da secoli nel naviglio.
“Io dipingo prevalentemente donne perché conosco bene l’universo femminile avendo avuto una madre che faceva parte di un nucleo di nove sorelle e poi perché mi preme raffigurare il mondo delle donne visto dagli occhi di una donna”.
Il legame di Lucarella con Milano è forte ed è stato consolidato dal rapporto con Flavio Caroli, critico e storico d’arte di indiscussa competenza.

“Avevo già esposto in molte gallerie: in Italia avevo una bella collaborazione con la storica libreria Fogola a Torino dove tra gli scaffali dei libri trovavano la giusta collocazione le mie donne e all’estero avevo intrecciato degli ottimi rapporti con una galleria di italiani che si erano trasferiti a Ginevra. Poi, nel 1995, Flavio Caroli, mi propose di fare una mostra molto importante a palazzo Massari a Ferrara, e quel momento segnò l’inizio di un percorso di successi all’estero, anche al di là dell’oceano. Più volte ho esposto negli Stati Uniti e in particolare a Los Angeles”.
“In questi ultimi decenni il mondo dell’arte ha subito profondi cambiamenti e non in meglio – dice Lucarella -. Un tempo gli stessi mercanti, per primi, amavano le opere che proponevano in esposizione, oggi prevale una logica economica che prescinde dal reale valore dell’opera. Negli ultimi decenni si vedono anche in gallerie prestigiose cose da brividi”.

“Le chiamano provocazioni ma in realtà sono esibizioni destinate ad attirare una classe di nuovi ricchi- oligarchi, attori, calciatori – che non hanno alcuna cultura per capire cosa è arte, comprano allo stesso modo azioni e quadri. Le autentiche provocazioni le fecero negli anni ‘60, artisti come Burri, Warhol,Manzoni, Rotella”.
La scelta di Lucarella è decisamente controcorrente sia nel figurativo sia nell’astratto ed è riconoscibile per il richiamo ai canoni della grande pittura italiana del Rinascimento: una grande attenzione alla rappresentazione quasi scultorea delle figure femminili, ai dettagli che le ornano come gli orecchini, ai particolari degli abiti, al recupero del paesaggio che, sempre più schematizzato, è quasi una firma dei suoi quadri.
In questi giorni l’artista sta preparando una mostra che si terrà tra febbraio e marzo per la Bocca, la più antica libreria d’Italia, oggi anche galleria, proprio nel cuore di Milano.
Alessandra Rissotto

