A Ghiare di Berceto collezione di antiche ambulanze. I volontari della Croce d’Oro di Milano rivivono le emozioni e i ricordi di una vita

23/04/2024
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Ben poco conosciuta e quasi nascosta in un capannone sull’ Appennino parmense, a Ghiari di Berceto, esiste una collezione di antichi mezzi di soccorso come le ambulanze e le autopompe dei vigili del fuoco. In tutto 73 rarità che hanno  salvato, nell’arco di decenni, centinaia di vite.

Massimo Ordesi. Sopra Ambulanza Usa


Nel lungo capannone adibito a questa esposizione voluta dall’imprenditore Luigi Spadoni, fondatore di un’azienda leader nella fabbricazione di dispositivi speciali nel pronto intervento, si sono ritrovati i volontari della Croce d’Oro di Milano, fondata nel 1957, molti di loro senior altri ancora in servizio.
Una grande emozione – ci dice Massimo Ordesi – vedere questi mezzi gloriosi che ci fanno ricordare quando noi stessi salivamo a bordo con un solo pensiero : salvare chi era in pericolo”.

Interni dell’autoambulanza
Ambulanza Regno Unito

-Ordesi ha scelto di fare il volontario nel 1972, era un ragazzo, appena maggiorenne. Ma non pesava questa scelta?
Certo, fare il volontario è ed era un grande sacrificio. Io tutti i mercoledì del calendario montavo in servizio dalle sei e mezza del pomeriggio fino alle sei mezza del mattino e in più altre dodici ore si facevano, una volta al mese, o di sabato o di domenica in turno diurno”.

– Tempi pionieristici, come funzionava?

Nei primi anni c’era solo il telefono. La centrale operativa, gestita dalla Vigilanza urbana,  rispondeva al famoso numero 7733 e poi smistava gli interventi in base alla dislocazione delle Croci. La Croce d’Oro copriva e copre tutta Milano sud“.

– Oggi purtroppo si legge di atteggiamenti aggressivi nei confronti di chi soccorre, a quei tempi come era?
“Era tutto diverso, c’era un grande rispetto. Ricordo solo un brutto episodio, durante una manifestazione, dove siamo stati oggetto di violenza, i vetri dell’ambulanza sono stati spaccati e in quei momenti ho avuto veramente paura perché la folla intorno era fuori controllo”.

– E ricordi  belli?

Quando ci capitava di far nascere un bambino, quello sì che è un momento di pura felicità. E poi ricordo l’ansia di portare soccorso a chi colpito magari da infarto doveva essere portato lungo tanti piani di scale, avvolto in nel telo. Ecco, era davvero dura perché, ad ogni piano, bisognava fermarsi  per rianimare il paziente. Tenga conto che non avevamo il defibrillatore, c’era il pallone di Ambu che è uno strumento per la ventilazione”.

– Avevate fatto dei corsi?

Livrea fuori ordinanza

“ Si, intanto quelli organizzati dalla Croce di appartenenza poi, il Policlinico di Milano col professor Staudacher, responsabile della rianimazione, aveva organizzato il primo corso certificato per il soccorritore, facevamo teoria e pratica con dei manichini. Certo allora non c’erano protocolli ma ci mettevano in condizione  di affrontare le varie emergenze. I tempi hanno portato grandi migliorie con i nuovi  supporti tecnologici e poi, la grande differenza è che oggi l’emergenza è gestita da volontari ma anche da tanti professionisti regolarmente stipendiati.

 Lei è sceso dall’ambulanza nel 1999, dopo 27 anni perché, era stanco di quella vita?

Assolutamente no, ma, come molti altri volontari, ho smesso in polemica con l’obbligo di frequentare un corso di 120 ore imposto con l’istituzione del 118 senza tener in alcun conto gli anni di servizio e i corsi già frequentati”.

– Il volontariato però è nel dna di famiglia

Volontari Croce d’Oro di Milano

“Si, il testimone è stato raccolto da mia figlia Arianna che ha prestato il suo servizio nella Croce Rosa Celeste dove anche lei ha vissuto questa esperienza che crea legami fortissimi.

E non c’è da stupirsi perché la sola motivazione che spinge a scegliere il volontariato (non è prevista nessuna forma di compenso) è la passione che alimenta una solidarietà inattaccabile dal tempo, quella che consente a chiunque di noi di poter  contare oggi come allora sui compagni che hanno condiviso la nostra vita al servizio del prossimo”

Alessandra Rissotto

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Attualità · Primo Piano

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